Incontro islandese con l'artista per un album pieno di amici e privo di
strumenti. "Ora basta la voce" di Giorgio Casari
"Medùlla è il principio delle cose, la loro essenza
più intima". Così Björk spiega il titolo del
suo nuovo disco, in uscita in questi giorni, seduta in uno dei tanti posti raccolti
che può offrire Reijkiavik, una città fatta di piscine, di solitudine
accennata, di una poesia legata a un paesaggio stellare che si intravede soltanto,
fra le strade cittadine. Per registrarlo la musicista & attrice islandese
ha agito in sottrazione totale: "Per fare musica non c'è
più bisogno degli strumenti: l'importante è espandere la propria
sensibilità e per questo la voce è più che sufficiente".
Registrato in ben 18 paesi diversi, da New York a Venezia, dalle Canarie alla
Finlandia, Medùlla si affida a due cori, quello della patria della Nostra
e quello londinese, per offrire pezzi "a cappella" molto particolari,
a cui hanno collaborato, ("con parecchia discrezione però",
precisa lei) molti amici. A partire dal mitico batterista dei Soft Machine,
Robert Wyatt, per arrivare fino a Richard James, ovvero Aphex Twin, che le ha
regalato un registratore a impulsi di cui si è subito innamorata, oltre
alla cantante inuit Tanya Tagaq Gillis, il giapponese Dokaka, Mike Patton e
l'ex-Roots Rahzel.
"Sia chiaro, non si tratta di un disco pianificato: non ne sarei
per niente capace. E' invece un tentativo di dialogare con la Natura, un lancio
di dadi che si ripete fino a ottenere la combinazione giusta".
L'album ha in effetti un taglio istintivo e new age, nel senso meno convenzionale
e patinato del termine: "Ho messo insieme, letteralmente, una miriade
di versi umani. Certo, c'era il rischio di fare solo confusione, che dice?".
Beh, è accaduto esattamente il contrario, nel senso che i pezzi del CD
sono raccolti e intensissimi, nascono da modulazioni che sforzano la voce e
quasi la elevano sulle sue caratteristiche solite.
Un lavoro magico, insomma, in cui l'essenza di tutto si mostra nei suoi due
aspetti, quello più materno e conciliante e quello più terribile.
Un disco lontano da Vespertine, che lo precede: "Quello era il
mio momento introverso, avevo bisogno di riflettere dentro di me. Forse sentivo
in qualche modo il senso della gravidanza. Con Medùlla invece ho abbandonato
qualsiasi tipo di modello, ho tolto tutto quello che mi sembrava inessenziale".
Björk ha diretto questa strana orchestra e ha prodotto personalmente il
tutto: "Ci sono cantati assolutamente classici, nel senso timbrico
del termine, che però poi vengono stravolti nel modo in cui seguono le
linee melodiche o sono utilizzati". Accade per esempio nella splendida
Oceania, che ha interpretato all'inaugurazione dell'Olimpiade di Atene, avvolta
dentro una specie di nuvola azzurra: un rumore vocale percussivo e corale che
ricorda le onde del mare.
La sua piccola figlia, Isadora, ha avuto una parte importante nella creazione
dei brani: "Avere la vita di un altro essere dentro di te è
un'emozione che non ti lascia più. Per riprendere almeno una parte di
me stessa sono dovuta arrivare fino all'isola vulcanica di La Gomera, dove ho
dialogato con la flora e la fauna del posto. E' nata cosi Pleasure Is All Mine
(il pezzo che apre l'album)". Un procedimento, alla fine, arcaico,
quasi primitivo, in cui quella poca tecnologia che c'è serve solo a far
risaltare ciò che Björk definisce "la maieutica dei
suoni, cioè il loro sgorgare dal profondo di noi, dal nostro passato,
come se si potesse tracciare un filo diretto con i cinquemila anni di evoluzione
umana". Un filo che questo album ha reso più che mai malioso
e affascinante.