In “Vespertine” sembra tu abbia voluto continuare con il tramutare
rumori comuni in musica, un po’ come avevi già fatto in “Selmasongs”.
Ci racconti di questa tua progressione sonora?
Sì, penso che sia un qualcosa in cui sono
progredita, musicalmente parlando, prima ancora di fare il film. Ero felice
che ci fossero delle canzoni pop in un contesto di rumori astratti e di ambientazioni
riconducibili alla nostra vita quotidiana.
Un’altra impressione che abbiamo avuto è
di ‘oscurità’, di uno spirito dark che pervade l’album.
Ce lo vuoi spiegare più approfonditamente?
Intendi scuro in termini di luce-notte o in termini emotivi?
Un po’ tutti e due...
Non penso questo disco sia dark emotivamente, ma una cosa è certa, che
è ambientato nell’inverno e molto del materiale è stato
scritto in Islanda, dove ci sono solo due ore di luce al giorno. Ma è
più concentrato sul momento in cui ti trovi da sola, a lavarti i denti,
a gironzolare per casa, a sognare ad occhi aperti e a leggere un libro. Sono
canzoni più introverse, e questo è uno stato emotivo piuttosto
astratto. Non c’è un inizio e una fine, è più uno
stato di sogno. Penso che ci succeda tutti i giorni, non penso voglia dire necessariamente
essere depressi, penso che sia il primo secondo in cui ti svegli e non sai dove
sei. E’ tutta quella serie di pensieri che ti arrovellano la testa quando
ti svegli nel cuore della notte, scendi al piano di sotto, bevi un bicchier
d’acqua o fai delle altre cose. E’ tutte le cose a cui pensi in
quel momento. Non sono pensieri diretti come in pieno giorno, quando parli con
qualcuno e hai una conversazione diretta. E’ più il tipo di cose
‘tacite’ che accadono dentro di te, si tratta della relazione che
hai con te stesso.
Quindi “Domestika” e “Vespertine”, rispettivamente il
working title e il titolo definitivo del nuovo album, sono due lati della stessa
medaglia?
Penso che “Domestika” si riferisse
più alla mia casa. Poi, una volta che c’ho messo la mia casa, ho
voluto rappresentare il significato più poetico dell’album che
parla più di cose che succedono di notte e d’inverno. Parla della
magia dell’inverno, e dei vespri, che sono preghiere.
Il primo estratto dall’album è “Hidden
Place”, che non è esattamente quello che i canoni odierni farebbero
immaginare come singolo. Cosa ti ha spinto a sceglierlo per rappresentare l’album?
Penso sia salutare per le persone ascoltare qualcosa
che non ascoltano di solito. Non ne posso più di queste persone che forzano
la gente a recepire solo le loro proposte di marketing di massa. Non condivido
l’idea di porre delle regole per quella che deve essere una canzone pop.
La musica dovrebbe essere più correlata alle nostre vite reali e alle
cose che facciamo, che pensiamo, che sentiamo. Penso che si tratti di questo,
sai? Non dobbiamo far finta che tutto sia fantastico per 24 ore al giorno. Ma
ci vengono sempre propinate canzoni super-pop ogni giorno. Non penso che sia
così e penso sia più salutare guardare a come sono veramente le
nostre vite.
Qual è il posto nascosto di cui parli?
Penso sia l’immaginazione e dove ti porta.
Lì puoi creare qualcosa che non è mai esistito prima.
Sai già quali saranno i prossimi singoli?
Penso di sì, ma poi a guardare bene…non
sono proprio singoli.
Quali saranno?
Uno si intitola “Cocoon” e l’altro…
non ricordo!
Una canzone che ci ha colpito molto dell’album
è “Pagan Poetry”, con quel finale 'ossessionante' in cui
ripeti “I Love Him” e un coro di voci bianche che poi ti sostituisce
con la reiterazione di “She Loves Him”. Vorresti parlarcene un pochino
più in profondità?
Tutto quello a cui posso pensare ora è…
[Poi, rivolta al suo manager] Perché hai detto che era solo un’intervista
per Internet, penso che internet sia più importante di MTV!
Ora che ho detto questo, rispondo alla domanda. Penso che “Pagan Poetry”
parli di… beh, penso sia difficile per me dirti di cosa parla. Penso sia
tutto nel testo, comunque.
Le parole di “Harm of Will” sono state scritte da Harmony Korine,
uno dei registi giovani più promettenti, che ha anche fatto un film sotto
il Dogma di Von Trier... Come è nata questa collaborazione?
E’ semplicemente successo che l’ho
incontrato a una festa e non sapevo che fosse un regista. Siamo diventati amici
con gli anni, e il testo è successo naturalmente.
La lavorazione a “Dancer In The Dark”
e il tuo ‘diventare Selma’ hanno in qualche modo influenzato l’album
nella sua interezza?
In realtà no, perché ho scritto
le prime canzoni di “Vespertine” sull’onda dell’ultima
che avevo fatto per “Homogenic”, ovvero “All Is Full Of Love”.
Per cui sapevo come volevo che fosse questo album prima di fare il film.
Durante il tour promozionale a supporto di “Vespertine”
sarai accompagnata dai Matmos e Zeena Perkins, come in parte è stato
per l'album. Come riproporrai le vecchie canzoni in ambito live?
I Matmos si sono trasferiti nella mia casa di
New York per alcuni mesi. Abbiamo lavorato duro per ricreare i vecchi beat,
con i rumori dei Matmos, per cui sarà così il mio live-show. Io
canterò acustica.
E pensi che verrai anche in Italia?
Sì, mi piacerebbe tanto.