Björk e il mito dell’innovazione. Tra conservatorismo e ipertecnologizzazione.

La fortuna critica di Björk è da tempo orientata verso il buon vecchio ( falso) mito dell‘innovazione nella musica pop. Il merito di questa falsa credenza è di numerosi redazionali e della reticente critica musicale che ha affidato alla pubblicistica il giudizio sulla musica. Il risultato è un’idolatria fanatica sul ruolo della musicista islandese. Ma i veri meriti sono altri.

Spieghiamo meglio. Per rivendicare il carattere avanguardista si legge, ad esempio, dell’utilizzazione dei rumori nella musica. Ebbene è una cosa primo novecentesca, l’espansione del suono a rumore appartiene tanto a Luigi Russolo e ai futuristi italiani del primo decennio del 1900 quanto a Edgar Varèse. Si chiamava musica concreta e poi si è passati alla musica elettroacustica. L’idea era l’inclusione nel mondo musicale del repertorio rumoristico.

John Cage qualche tempo prima della seconda guerra mondiale si proponeva di ” esplorare tutte le possibilità strumentali non ancora repertoriate, l’infinito delle fonti sonore possibili: di un terreno abbandonato o di una discarica, di una cucina o di un soggiorno” il che lo portò a costruire un pianoforte preparato, ovvero uno strumento modificato introducendo materiali estranei sulle corde. Vi ricorda qualcosa? Per il nuovo progetto di Björk, Biophilia, ha fatto costruire pendoli gravitazionali e una Gamelesta, un ibrido tra una celesta e un gamelan indonesiano. Interessante, ma niente di nuovo dunque, semmai si persegue quella strada che amplia l’universo sonoro iniziata il secolo scorso

Un’altra questione è quella che lega musica e natura nella produzione di Björk, lei pensa sia un aspetto innovativo in linea con le tendenze ambientaliste di cui peraltro è stata promotrice in Islanda. La realtà, di nuovo, è un’altra: la questione tra arte e natura è nata più o meno col pensiero occidentale, è vero che il romanticismo tedesco riduceva il concetto di natura a manifestazioni pittoresche, con canti di uccellini, bufere e foreste, ma spostandoci nel novecento ancor prima di Schönberg, i modernisti Ravel e Debussy, Olivier Messiaen e in seguito l’elettroacustico Kalrheinz Stockhausen avevano cambiato le regole. Inutile tentare una partizione tra musica a programma e musica assoluta nella sua produzione, e chi lo sa da che parte metterla? In effetti questo è il suo pregio e il suo difetto, lei sta un po’ qui e un po’ la, è sempre fuori posto e mai al proprio posto.

Si dirà: Björk sostiene di tradurre la natura in forma musicale, eppure quando leggiamo le sue dichiarazioni in merito alla presunta fluidità della luna ci sembra di scorgere più gli esperimenti positivistici di psicologia musicale che Maurice Ravel o Claude Debussy. Come racconta Maurizio Mila nel suo “L’estetica musicale” la “Rivista Musicale Italiana” dei fratelli bocca, del 1899 , pubblicò gli esperimenti del laboratorio di psicologia dell’Istituto psichiatrico di Reggio Emilia, intitolata Primi esperimenti sull’immaginazione musicale. Tali esperimenti consistevano nel far scrivere all’ascoltatore le immagini attivate dall’ascolto musicale lasciando libera l’immaginazione. L’autore dell’esperimento venne così a credere che: ” Se il compositore aveva la fantasia piena d’immagini e l’anima piena di un’emozione vera, profondamente sentita, chiunque ne ascolti la musica vi troverà questa e quelle, alterate soltanto per ciò che comporta la sua indivdualità; se invece la maggioranza di coloro che ascoltano non trovi nulla, sarà segno che il musicista ha lavorato senz’anima.” Anima o emozioni, dando un occhio alle interviste di B. il tono è lo stesso.
Dunque Björk non ha innovato nulla e perciò non è importante? No. Questa “innovazione = originalità = arte” non credo debba appartenere alla musica pop. Cercare a tutti i costi il nuovo rischia di sclerotizzarsi in un clichè improduttivo.
L’ importanza di Björk va ricondotta ai suoi meriti reali, uno tra tutti è di aver intercettato la contemporaneità e come un maestro dirige la sua orchestra ha saputo mettere insieme elementi separati creandone un collage unitario, omogeneo, non sempre di successo.

La forza di Björk è stata - specialmente in passato - l’aver capito l’importanza dell’immagine mediale veicolata attraverso videoclip di successo, dandone l’immagine dell’eroina techno(logica). A me pare voglia continuare a proiettarsi come protagonista della tecnologia musicale attraverso collaborazioni con ingegneri e programmatori. I suoi fan apprezzano, anche se il nuovo video di Michel Gondry sembra fatto da George Méliès.Un piede nel lontano passato e un piede nella tecnologia più prossima, eppure amici miei, una donna dalle gambe tanto corte fatica a mantenersi in equilibrio sulle innumerevoli pretese, cadendo rovinosamente in produzioni mediocri, ma questo è un altro discorso.

About Manuel

da 24 anni sulla terra, ho il difetto di essere fan di bjork.